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In una posizione intermedia

Tratto dal libro “ Privatizziamo! Ridurre lo Stato, liberare l’Italia” di Massimo Blasoni

In una posizione intermedia tra i motivi di scarsa competitività, ascrivibili sia al sistema Italia sia agli imprenditori (e lavoratori), giova ricordare la stagnazione della produttività del lavoro, frutto di norme sbagliate tanto quanto di un approccio non privo di errori sia della grande impresa sia del sindacato. Durante gli anni Novanta la produttività era aumentata in Italia di un tasso medio annuo paragonabile a quello delle principali economie comunitarie; nel decennio successivo è cresciuta di meno, con una contrazione ulteriore tra il 2008 e il 2014.
I problemi sono certo molti e strutturali e tra questi non sarebbe onesto ignorare anche il forte intervento del sindacato e una quantità di ferie, permessi e festività che non ha pari in Europa. Tra i motivi di minore produttività ci sono questioni legate alla formazione, all’innovazione tecnologica e, guai a dirlo, all’intensità dell’impegno al lavoro. In tema di risorse umane, lo si dice sommessamente, forse sarebbe necessario un atteggiamento più proattivo e di maggiore efficienza anche da parte dei lavoratori. Nell’Eurozona, secondo il Censis, in media un lavoratore produce 36,7 euro di pil per ora lavorata. L’Italia si colloca ben al di sotto della media, con 32 euro per ora lavorata. Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi sono tutti abbondantemente sopra i 40 euro l’ora. Inoltre, non vanno dimenticati i rapporti economici non sempre limpidi tra Stato e sistema produttivo. Talvolta l’aiuto statale si è rivelato più un salvagente di situazioni di per sé già critiche che un incentivo all’innovazione o alla crescita dimensionale. Certamente non si può sottacere che il nostro sistema sta ancora pagando le esagerazioni del ruolo, fin troppo ampio, che si è ritagliato lo Stato nella nostra economia.
Protagonista per antonomasia è stato l’Iri, l’Istituto per la ricostruzione industriale, che a partire dagli anni Sessanta ha assunto una connotazione assistenzialista. A ciò si aggiunga il sistema degli appalti pubblici o le commesse statali: beni e servizi identici possono avere costi uno multiplo dell’altro in diverse regioni o addirittura nella stessa regione, perché alla concorrenza si è non di rado si è sostituita la «prossimità» al governatore di turno.

Massimo Blasoni

Innovazione tecnologica e lavoro

Ieri a Roma sono intervenuto come relatore al Consiglio Nazionale Economia e Lavoro su Innovazione tecnologica e lavoro. L’innovazione sta cambiando le nostre vite ma rischia di ridurre in modo rilevante il numero degli occupati: 140 milioni di posti di lavoro andranno persi entro il 2025. Ha concluso il ministro del lavoro Poletti, quello che sostiene che è più facile trovare lavoro conoscendo “qualcuno” giocando a calcetto piuttosto che inviando curricula alle aziende. Forse è vero, ma queste dichiarazioni sono lo specchio di una politica inadeguata e incapace di affrontare il futuro. Ovviamente non basta criticare: io continuo a costruire residenze sanitarie per anziani… più delle parole è questo il mio contributo al lavoro.

di Massimo Blasoni

Consigli ai politici a corto di progetti per il futuro

Sveglia presto, ora sono a Milano. In metropolitana le facce di tanti italiani che vanno al lavoro. Nel nostro Paese ci sono furbastri che non pagano le tasse o che sfruttano gli altri, ma la maggioranza è fatta di persone che si dà da fare e lotta per i propri cari. Dobbiamo crederci e ripartire. Di solito siamo tutti molto bravi a elencare le cose che non vanno in Italia. E’ molto più difficile fare delle proposte. Ieri Libero ha pubblicato dieci opinioni, tra cui la mia.

di Massimo Blasoni

 

 

 

Massimo Blasoni a SkyTg24 Economia

Massimo Blasoni ospite a Skytg24 Economia, l’approfondimento condotto da Alessandro Marenzi.

Massimo Blasoni a Tgcom24

Bce ha deciso oggi il quantitative easing. Il termine è difficile ma in sostanza significa che Bce compererà un’enorme quantità di debito dei singoli stati. Si tratta di quello che già fece la Federal Reserve americana nel momento di maggiore crisi. E’ un’operazione che la Germania ha fortemente osteggiato ma assolutamente necessaria per immettere liquidità nell’economia. Ora si tratta di capire però se questi denari arriveranno attraverso le banche all’economia reale, famiglie e imprese. Se penso al sistema bancario italiano la cosa mi preoccupa un po’. Se penso alla politica italiana (che dovrebbe vigilare) mi preoccupo ancora di più.
Oggi ne abbiamo parlato al Tgcom di Mediaset:

tgcom 22 gennaio 2015