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Il Jobs Act: la direzione giusta e il poco coraggio

Tratto dal libro “Privatizziamo! Ridurre lo Stato e liberare L’Italia”

Il Jobs Act varato dal governo Renzi va, in piccola parte, nella giusta direzione. Ma vale solo per il futuro e non per tutto quello che sin qui si è formato e rischia di dispiegare i propri effetti in un tempo eccessivamente lungo, finendo per applicarsi solo ai nuovi contratti e quindi, visti i bassi tassi di crescita e la scarsa dinamicità della nostra economia, a un numero troppo ridotto di persone e di imprese. Molti dei nodi elencati nelle pagine precedenti, peraltro, non sono affrontati. Il nostro mercato del lavoro continua a essere segmentato e i lavoratori penalizzati o avvantaggiati senza alcuna ragione di merito. Continua a essere ipergarantito il pubblico impiego, cui le norme del Jobs Act non si applicano né per il passato né per il futuro. Continua a esistere una contrapposizione tra chi è garantito in quel determinato posto di lavoro e chi è chiamato a misurarsi sul mercato. La dicotomia che prima esisteva tra lavoratori delle piccole e delle
grandi imprese oggi esiste ancora: da un lato, ci sono i lavoratori assunti nelle grandi imprese prima del marzo 2015; dall’altro, tutti gli altri, lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti e nuovi assunti in quelle oltre questa soglia. Questo bloccherà ancora di più il dinamismo del nostro mercato: quale lavoratore di una grande azienda con un contratto del vecchio tipo accetterà una nuova proposta, magari con un salario migliore, sapendo che finirà per rinunciare a una rendita di posizione praticamente perenne? Nessuno, ovviamente. Così come non vengono minimamente affrontati il tema della produttività e la patologia, cruciale e ben segnalata dalla Banca Mondiale, per cui è sostanzialmente impossibile legare l’andamento dei salari alla produttività del lavoratore e ai risultati dell’impresa.

Massimo Blasoni

Il Jobs Act non basta, Italia nemica delle Pmi

Se avendo dei figli piccoli, oggi ci chiediamo dove andranno a lavorare da grandi difficilmente rispondiamo nell’impiego pubblico ( che anzi deve ridursi). I nostri figli andranno a lavorare in aziende private, o magari le avvieranno. Malgrado le mille vessazioni della burocrazia e dello stato. Malgrado un paese dove , rispetto al resto d’Europa, le tasse sono più alte come il costo del lavoro e le infrastrutture ( strade, ferrovie) sono arretrate. Malgrado tutto, c’è in Italia un esercito di imprenditori e artigiani e commercianti, piccoli e grandi che ogni giorno ci riprova.

Il Giornale 28 maggio 2015

Bene il Jobs Act ma i soldi?

Il mio nuovo editoriale su Metro:

Metro 27 novembre 2014 immagine