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Quanto è assurda la nostra burocrazia

Sto andando a Lodi a presentare “Privatizziamo!”. Una bella faticaccia ma voglio ancora parlare di quanto sia assurda la nostra burocrazia. Vi faccio un esempio: giorni fa un messo comunale è venuto a casa mia per un avviso di notifica. Non aveva però con sé l’atto e perciò ho dovuto nelle ore successive fare una fila perché mi venisse consegnato. Si trattava di una sciocchezza che però ha richiesto il lavoro del messo comunale e due ore del mio tempo. Non sarebbe bastata una semplice mail certificata? Qualche giorno prima, dovendo fare delle analisi del sangue, ho scoperto che all’ospedale di Udine non si possono fare prenotazioni online e che quindi bisogna fare una fila per prenotare il prelievo, poi un’altra per pagare il ticket, poi un’altra per fare il prelievo. I risultati vanno ritirati facendo l’ennesima fila ovvero vengono spediti via posta. Quanti denari e file inutili si potrebbero risparmiare innovando un po’? Quanto poco è considerato il valore del tempo del cittadino, sempre suddito di fronte allo Stato?

Continuo il mio giro per l’Italia, ancora più convinto!

di Massimo Blasoni

 

Gli italiani alla cassa per il saldo Imu-Tasi

Troppo spesso il dibattito politico sembra occuparsi di temi che riguardano poco la vita dei cittadini. Campeggiano sui giornali gli scontri di Tizio con Caio.I temi veri ovviamente sono altri, dal debito che ci zavorra (quello delle amministrazioni pubbliche dall’inizio dell’anno è salito di 51,1 miliardi) all’enorme tassazione. Oggi per 25 milioni di italiani scadono le tasse sulla casa. Dal 2011 ad oggi sono cresciute di un terzo. Paghiamo quasi 50 miliardi malgrado la piccola riduzione decisa l’anno scorso. Sono ben spesi tutti questi nostri soldi? E’ giusto tassare così tanto il bene rifugio delle famiglie italiane? Non riesco a rispondere di sì e spesso mi chiedo cosa concretamente abbiano mai gestito – se non la loro immagine – gran parte degli esponenti politici. Il nostro studio sui giornali di oggi.

di Massimo Blasoni

Le nostre aziende vendute all’estero

Per creare nuovi posti di lavoro occorre competere ma gli imprenditori italiani, rispetto a concorrenti esteri, hanno costi maggiori per energia, tasse gravosissime e infrastrutture (dalle strade alla connettività internet) obsolete. Non parliamo della burocrazia devastante che spesso raggiunge l’imbecillità. E’ per questo che così tante aziende italiane vengono vendute all’estero. Il rischio è il declino, molte colpe sono del Governo.
Parmalat, Invernizzi,
Galbani, LocatellLi,
Italgel, San Pellegrino,
Levissima, Panna,
Recoaro, Cirio,
Bertolli, De Rica,
Carapelli, Sasso, Friol,
Krizia, Ferretti,
Bulgari, Gucci,
Bottega Veneta,
Pomellato, Valentino,
Ferrè, Frau,
La Rinascente,
Edison, Tibb,
Wind, Telecom,
Ansaldo, Alitalia
Fiat Ferroviaria, Alitalia,
Pirelli, Merloni.
Il mio intervento su Panorama.

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I profughi ci sono già costati 12 miliardi

Oggi ci siamo conquistati (Impresa Lavoro) la prima pagina de La Verità, il nuovo quotidiano di Maurizio Belpietro. Il tema è il costo dei migranti. So perfettamente di scriverne spesso e qualche amico mi critica per questo però, francamente, non riesco ad accettare che mentre i dati sulla povertà acclarano che ci sono tantissimi connazionali in enorme difficoltà, per l’accoglienza abbiamo speso già 12 miliardi. La compartecipazione europea è pressochè inesistente ed è evidente che ci sono ben più migranti economici che veri profughi. E’ Giusto? Non lo so. Certamente i nostri poveri non possono contare nemmeno sui 35 Euro al giorno.

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In Italia mancano le opportunità

Occupati come siamo a far fronte al costante afflusso di immigrati (tra l’altro ben poco aiutati dall’Europa) spesso non ci rendiamo conto che, purtroppo, sono molti gli italiani che se ne vanno all’estero. Giovani creativi che non trovano spazio, ricercatori limitati da un sistema universitario incapace di premiare il merito, uomini d’azienda attratti da mercati più liberi e tante persone, semplicemente, in cerca di un lavoro. Gli italiani partiti quest’anno sono 123mila, erano meno della metà nel 2011. Fa impressione il numero di giovani che se ne sono andati: più di 50mila nell’ultimo anno, più del doppio che pochi anni fa. Un’emorragia che non ci possiamo permettere. Su Panorama il servizio del nostro Centro Studi.

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