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Il timore di apparire razzisti

Nei giorni scorsi un noto commentatore di sinistra ha sostenuto che ​gli italiani sul tema profughi sono nei fatti razzisti, per quanto lo neghino. Credo francamente che si sbagli. Se i profughi fossero tutti “bianchi e con gli occhi azzurri” contesterei egualmente la paradossale situazione che si è di fatto creata nel nostro Paese. Siamo ​obbligati ​a spendere enormi risorse per provvedere a persone che, in larga parte, non sfuggono alla guerra ma sono alla ricerca del benessere. ​V​isti gli insufficienti bilanci sociali dei nostri comuni, i​l paradosso è che per alcuni italiani indigenti sarebbe preferibile fingersi profughi. Potrebbero​ così almeno beneficiare di un tetto sulla testa e di un pasto caldo. La manifestazione prima della nostra decadenza è il timore che affermazioni come queste ci facciano apparire razzisti. Io non lo temo.

di Massimo Blasoni

Difendere la propria identità non è razzismo, è sopravvivenza.

C’è un frainteso timore di apparire razzisti o poco democratici che spinge a tacere. Secondo me invece occorre dire con forza che non è accettabile aver paura di attraversare alcune zone della nostra città oppure evitare di frequentare i parchi cittadini per il timore di vedere qualche profugo fare i bisogni di fronte ai nostri bambini. Quante donne si sentono insicure la sera nella zona della stazione o attraversando qualche sottopasso? Per i migranti islamici la donna è un semplice oggetto. Sappiamo perfettamente che la maggior parte dei profughi sono migranti economici ma fatichiamo, tra mille leggi e ricorsi, ad accertarlo e a impedire l’indiscriminato afflusso. Eppure lo sappiamo, gli italiani che all’inizio dello scorso secolo andavano negli Stati Uniti o a metà degni anni ’50 a lavorare nelle miniere del Belgio erano li chiamati perché occorrevano lavoratori. Da noi è il contrario con un alto indice di disoccupazione. Oltretutto, diamo più ai profughi di quanto diamo ai nostri anziani più poveri. Difendere la propria identità non è razzismo, è sopravvivenza.

di Massimo Blasoni

Una netta differenza tra i nostri migranti e i profughi di oggi

Ieri era l’anniversario di Marcinelle, la cittadina belga, dove morirono 136 minatori italiani.
Il paragone con i profughi che stazionano nelle nostre città, fatto dal Presidente della Repubblica, non mi pare corretto.
Ho avuto uno zio minatore in Belgio e una cosa mi è sempre apparsa chiara: i nostri migranti venivano accolti all’estero perché c’era bisogno del loro lavoro. Gli attuali profughi invece giocano usando il paravento della richiesta d’asilo che comporta obbligatoriamente ospitalità e sostegno economico pur se la maggior parte non ne avrebbe diritto.
Questo in un Paese, il nostro, dove c’è già un’elevata disoccupazione soprattutto tra i giovani e nessun sussidio a loro beneficio.
Ieri a ‘L’Aria Che Tira’ l’ho detto con forza ad un deputato PD che sosteneva il contrario.

di Massimo Blasoni

https://www.facebook.com/massimoblasoni/videos/1734997316575341/

I profughi ci sono già costati 12 miliardi

Oggi ci siamo conquistati (Impresa Lavoro) la prima pagina de La Verità, il nuovo quotidiano di Maurizio Belpietro. Il tema è il costo dei migranti. So perfettamente di scriverne spesso e qualche amico mi critica per questo però, francamente, non riesco ad accettare che mentre i dati sulla povertà acclarano che ci sono tantissimi connazionali in enorme difficoltà, per l’accoglienza abbiamo speso già 12 miliardi. La compartecipazione europea è pressochè inesistente ed è evidente che ci sono ben più migranti economici che veri profughi. E’ Giusto? Non lo so. Certamente i nostri poveri non possono contare nemmeno sui 35 Euro al giorno.

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