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Endometriosi, Blasoni (PDL): “Necessario affrontare il tema”

“Le due proposte di legge (una di maggioranza e una di opposizione) illustrate oggi in Terza Commissione partono da un assunto comune: è necessario affrontare il tema dell’endometriosi, una malattia cronica, complessa e sovente dolorosa fino a risultare invalidante per molte donne della nostra regione”. A dichiararlo è il primo firmatario della proposta di legge di maggioranza, Massimo Blasoni (Pdl). “I punti in comune tra la mia proposta e quella a firma del collega Lupieri sono moltissimi – ha spiegato Blasoni – e questo renderà certamente più rapida l’armonizzazione tra i due testi, entrambi ispirati da un’audizione in III Commissione dell’Associazione Endometriosi FVG”. Il compito di fare sintesi tra le due proposte è stato demandato ad un comitato ristretto. Secondo Blasoni “occorre agire rapidamente, per dare dignità normativa ad una patologia che, ancorché ampiamente conosciuta dagli operatori della sanità e dalla popolazione, non è allo stato dei fatti ancora pienamente riconosciuta. Se approvata – ha concluso Blasoni – questa potrebbe essere la prima legge in Italia su questo tema”.

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Sereni Orizzonti quinto gruppo italiano

Secondo una ricerca della Anaste (l’Associazione nazionale che raggruppa gli imprenditori delle strutture per la terza età), il gruppo friulano Sereni Orizzonti spa risulta quinto in Italia per numero di posti letto in strutture di proprietà. Il gruppo udinese, che opera anche in Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna, conta infatti oltre due mila posti letto in 25 strutture attive e 2 in costruzione; solo con le ultime acquisizioni, la società ha aumentato la sua disponibilità di quasi 300 posti: oltre alla recente apertura della residenza da 118 posti a Vinovo (Torino), realizzata ex novo secondo i più moderni standard domotici, l’azienda ha incrementato la sua espansione nel Centro-Nord Italia con una residenza a Carmagnola (Torino), che conta circa 70 letti, e con la casa di riposo Montepulciano a Bra (Cuneo), da 80. La crescita della Sereni Orizzonti spa, gruppo 100% udinese e fondato in città da Massimo Blasoni e Giorgio Zucchini,  è peraltro confermata dai dati di bilancio: per il 2010 si evidenzia infatti un trend di crescita relativo sia al fatturato (+25% rispetto al 2009), sia agli utili (+30%). Tornando all’indagine svolta dall’Anaste, in testa alla classifica c’è Kos spa del gruppo Cir e che fa riferimento direttamente all’Ing. De Benedetti; tra le altre aziende ai primi posti, il gruppo Segesta spa, La Villa spa e Senior Service. Nella maggior parte dei casi si tratta di società di proprietà francese, Paese dove il settore privato per i servizi alla terza età è più sviluppato che in Italia, restando comunque nettamente inferiore a quello pubblico. Tra gli altri dati emersi dall’analisi, risulta inoltre che il 70 per cento dei posti letto si trova nel Nord Italia. La ricerca – che è stata effettuata nei primi mesi di quest’anno –, ha preso in considerazione solo i soggetti privati proprietari di strutture, non le cooperative che gestiscono semplicemente le residenze.

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Più risorse per la sanità udinese

“Le linee di gestione 2012 per il servizio sanitario regionale prevedono due milioni e duecento mila euro di quota di riequilibrio per l’area vasta udinese e dodici milioni specificamente dedicati all’Azienda Ospedaliero-universitaria di Udine per l’attrezzaggio del Primo e Secondo Lotto del nuovo Ospedale.” Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Popolo della Libertà, Massimo Blasoni.

“Inizia così – ha spiegato Blasoni – il processo di riequilibrio nell’allocazione di risorse a favore dell’area vasta friulana, da anni sottofinanziata rispetto a quella triestina e goriziana. Nel 2009, infatti, il finanziamento regionale pro capite è stato di 1813 euro per l’area triestina contro i 1705 di quella udinese. Una disparità che aumenta se consideriamo soltanto le due province di Udine e Trieste dove hanno sede le due aziende ospedaliero-universitarie regionali: al capoluogo regionale andavano 1990 euro a cittadino, a Udine soltanto 1700. Grazie al lavoro di molti consiglieri regionali siamo riusciti a superare questo modello di finanziamento che teneva in considerazione la semplice spesa storica, passando ad un sistema che si basa su un criterio demografico pesato e che tiene in considerazione numero di abitanti, indice di vecchiaia, tasso di mortalità.”

“Non si tratta di un riequilibrio in funzione antagonista tra aree – ha precisato – considerato che Trieste e Gorizia non si vedono diminuita di un euro la propria dotazione, ma di un aumento finalizzato al progressivo riequilibrio di risorse a favore della nostra sanità ed effettuato con stanziamenti ulteriori.”

“Anche per quanto riguarda l’Ospedale – secondo Blasoni – si tratta di un segnale importante. Compatibilmente con la disponibilità di risorse regionali, infatti, nel piano 2012 saranno finanziati in via prioritaria tre tipi di interventi: la ristrutturazione e accreditamento dell’Ospedale di Tolmezzo, l’attrezzaggio tecnologico dell’Ospedale Maggiore di Trieste e l’attrezzaggio dei primi due lotti dell’Ospedale nuovo a Udine. Un’opera, questa,  di fondamentale importanza, anche in considerazione del ruolo sempre più centrale che il Santa Maria della Misericordia sta assumendo all’interno del nostro sistema sanitario.”

 

AREA VASTA

Assegnazione 2011

Quota riequilibrio

Assegnazione 2012

GIULIANO – ISONTINA

751.152.278

751.152.278

UDINESE

915.292.480

2.248.469

917.540.949

PORDENONESE

478.334.147

2.326.531

480.660.678

 

 

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Proposta di Legge sull’endometriosi

Il consigliere regionale del Pdl Massimo Blasoni, vicepresidente della III Commissione Sanità, ha presentato a Udine, nella sede di rappresentanza della Regione, la proposta di legge contenente disposizioni per la prevenzione e la diagnosi precoce dell’endometriosi, assieme alla presidente dell’Associazione endometriosi FVG, Sonia Manente.

Il testo è stato sottoscritto anche dai colleghi del Pdl Franco Dal Mas, Bruno Marini, Roberto Novelli e Gaetano Valenti, nonché da Giorgio Venier Romano (UDC), Ugo De Mattia (LN) e Alessia Rosolen (Gruppo Misto).

L’endometriosi – è stato spiegato in premessa – è una grave malattia causata dalla presenza di tessuto di tipo endometriale al di fuori della cavità uterina, in sede ectopica. Tale tessuto può essere presente in tutti gli organi del corpo femminile, anche al di fuori degli organi genitali, con gravi conseguenze, fino a essere invalidante e a causare, in alcuni casi, l’infertilità nelle donne affette. Colpisce, secondo stime dell’ONU, 3 milioni di donne in Italia, 14 milioni nell’Unione europea, 5,5 milioni nel Nord America e complessivamente 150 milioni nel mondo, con un’incidenza della malattia che si attesta intorno al 7-10 per cento di donne in età fertile.

Il fenomeno, i cui numeri sono davvero significativi sia a livello nazionale che internazionale, ha indotto già dal 2005 ben 266 membri del Parlamento europeo a firmare la “Written Declaration on Endometriosis”, stimando in 39 miliardi di euro l’onere annuale dei congedi di malattia causati da questa patologia all’interno dell’Unione europea. Nel documento si invitano anche i Governi nazionali degli Stati membri e la Commissione europea ad adoperarsi per l’istituzione di giornate annuali sull’endometriosi, con l’intento di accrescere l’informazione sulla malattia. Allo stesso tempo si sollecita la Commissione europea a inserire la prevenzione dell’endometriosi nei futuri programmi comunitari per la salute pubblica e a favorire la ricerca cause, prevenzione e trattamento della patologia. Anche il Parlamento nazionale ha visto nel 2008 la presentazione di una proposta di legge sull’endometriosi, che attende di essere discussa. Campagne di sensibilizzazione sono inoltre avviate dal ministero delle Pari opportunità.

La nostra proposta di legge – ha spiegato Blasoni – ha lo scopo di sensibilizzare le istituzioni relativamente alla priorità di questa patologia, purtroppo finora sottovalutata e spesso oggetto di diagnosi tardiva, istituendo un Registro e un Osservatorio regionale sull’endometriosi.

Proprio la scarsa conoscenza della malattia determina diagnosi spesso ritardate di anni: un vero e proprio percorso irto di ostacoli per le donne, fatto di ecografie, visite specialistiche e accertamenti, a volte invasivi e costosi, per scoprire l’origine dei forti dolori pelvici. E a volte i sintomi non sono presenti e in molte donne l’endometriosi è correlata alla difficoltà ad avere figli. Una volta diagnosticata la malattia, occorre assumere farmaci per lunghi periodi e spesso sottoporsi a più interventi chirurgici.

L’utilità della proposta, che se approvata sarebbe la prima legge regionale in Italia sull’endometriosi – ha sottolineato Blasoni auspicando un rapido iter del provvedimento proprio per la rilevanza sociale della malattia – non deriva solo dall’elevato numero di casi registrati e dagli effetti spesso invalidanti della patologia, ma dall’esigenza, più che stabilire dei precetti, di dare dignità normativa a una patologia che, pur essendo ampiamente conosciuta dagli operatori della sanità e dalla popolazione, non è ancora pienamente riconosciuta.

Sono 7 in tutto gli articoli: il primo fissa gli obiettivi, ovvero la promozione della prevenzione e della diagnosi precoce della malattia. Con l’articolo 2 si istituisce il Registro regionale dell’endometriosi, per la raccolta e l’analisi dei dati clinici riferiti alla malattia, così da ottimizzare gli studi epidemiologici e le strategie terapeutiche. L’articolo 3 dispone l’istituzione di un Osservatorio regionale e la declinazione delle relative attribuzioni in termini di ricerca, prevenzione e informazione sulle tematiche connesse alla patologia. Esso inoltre promuove iniziative per la prevenzione della malattia, in particolare nei luoghi di lavoro. La proposta di legge precisa che ai componenti di tale organismo non viene corrisposto alcun compenso. L’articolo 4 promuove interventi per la formazione e l’aggiornamento del personale preposto alla diagnosi e alla cura dell’endometriosi, nonché del personale dei consultori familiari. Con l’articolo 5 si possono promuovere campagne informative e di sensibilizzazione e l’articolo 6 riconosce il rilevante apporto delle associazioni del territorio. L’articolo 7, infine, dispone la copertura finanziaria della legge.

Riformare il sistema sanitario

“Riforma dell’assetto sanitario: il momento è arrivato”
Il consigliere Blasoni chiede un’accelerazione: “Visto anche il momento finanziario, è tempo di concludere il processo già avviato”

Il difficile periodo economico è una spinta in più verso la razionalizzazione del sistema sanitario regionale: i tempi sono ormai maturi per rivedere il numero e l’assetto delle Aziende per i Servizi Sanitari del Friuli Venezia Giulia.
Nello specifico, secondo Massimo Blasoni, vicepresidente della Commissione regionale sanità e Politiche sociali, è difficile pensare ad un’unica azienda sanitaria, a causa delle caratteristiche territoriali della nostra regione: “Nel riorganizzare e razionalizzare il servizio sanitario regionale – ha detto Blasoni -, può essere utile tenere presente che il modello di finanziamento è attualmente basato sul riferimento dell’area vasta e sempre sulla dimensione dell’area vasta sono state coordinate le principali funzioni ospedaliere”.
L’altro grande nodo da affrontare, all’interno della riforma, è quello del riassetto della rete ospedaliera. Vi sono due opzioni: le tre Aziende Ospedaliere e i due Ircs (gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, il Cro di Aviano e il Burlo Garofalo di Trieste) possono essere riferimento per gli ospedali territoriali (come nel modello lombardo e nella sperimentazione pordenonese), ovvero, si può confermare il modello attuale (usato anche dalla Regione Veneto) che vede i presidi ospedalieri fare riferimento alle aziende territoriali: “L’importante ora – ha commentato il vicepresidente -, è che questa tematica venga affrontata. Abbiamo iniziato la legislatura con la semplificazione, puntando a funzioni coordinate e alla razionalizzazione del sistema – ha detto -; abbiamo contenuto le dinamiche di crescita della spesa garantendo la sostenibilità economica del sistema e preservando l’eccellenza. Abbiamo peraltro perequato il sistema di finanziamento che in passato vedeva Udine e Pordenone sottofinanziate rispetto a Trieste. Tutti risultati significativi – ha concluso Blasoni -, che hanno ora bisogno del passaggio finale e riassuntivo: rivedere il numero e gli assetti delle aziende sanitarie”.

Tempi maturi per la riforma sanitaria

Il percorso è già iniziato, ora occorre arrivare allo step finale: i tempi sono ormai maturi per rivedere il numero e l’assetto delle Aziende per i Servizi Sanitari del Friuli Venezia Giulia. Il vicepresidente della Commissione regionale Sanità, Massimo Blasoni, auspica che si velocizzino i tempi di riforma del sistema: “Non voglio impegnare nessuno e al momento parlo a titolo personale – ha detto -, ma so che da molti è condivisa l’esigenza di riforma; si tratta della tappa finale di un processo. Abbiamo iniziato la legislatura con la semplificazione: sono infatti cessati l’Agenzia per la Sanità e il Centro Servizi Condivisi, di cui sono comunque state mantenute le funzioni, incardinate però all’interno delle Aziende Sanitarie e della Direzione Centrale. Di seguito abbiamo sviluppato il concetto di area vasta puntando a funzioni coordinate e alla razionalizzazione dei servizi non a diretto impatto sull’utenza (come i laboratori o il servizio farmaceutico). Abbiamo contenuto le dinamiche di crescita della spesa garantendo la sostenibilità economica del sistema e preservando l’eccellenza. Il confronto con le altre regioni italiane è significativo – ha continuato Blasoni -, e va ricordato che nella passata legislatura l’incremento di spesa era mediamente del 4,5-5% annuo contro il dato attuale di gran lunga più esiguo, e pressoché pari all’inflazione. Un risultato che abbiamo ottenuto preservando se non migliorando l’eccellenza del sistema, riconosciuta a livello nazionale. Abbiamo peraltro perequato il sistema di finanziamento che in passato vedeva Udine e Pordenone sottofinanziate rispetto a Trieste.”

“Con il recente Piano Socio Sanitario- spiega- abbiamo rafforzato il modello “hub e spoke”, compiendo un passo avanti nella ridefinizione della rete ospedaliera. Tutti risultati significativi che hanno ora bisogno del passaggio finale e riassuntivo: occorre rivedere il numero e gli assetti delle aziende sanitarie”.

Nello specifico, secondo Blasoni, è difficile pensare ad un’unica azienda sanitaria, a causa delle caratteristiche territoriali della nostra regione: “Nel riorganizzare il sistema e razionalizzare la governance del servizio sanitario regionale – ha detto Blasoni -, può essere utile tenere presente che il modello di finanziamento è attualmente basato sul riferimento dell’area vasta e sempre sulla dimensione dell’area vasta sono state coordinate le principali funzioni ospedaliere”.

L’altro grande nodo da affrontare, all’interno della riforma, è quello del riassetto della rete ospedaliera. Vi sono due opzioni: le tre Aziende Ospedaliere e i due Irccs (gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, il Cro di Aviano e il Burlo Garofalo di Trieste) possono essere riferimento per gli ospedali territoriali (come nel modello lombardo e nella sperimentazione pordenonese), ovvero, si può confermare il modello attuale (usato anche dalla Regione Veneto) che vede i presidi ospedalieri fare riferimento alle aziende territoriali: “L’importante ora – ha concluso il vicepresidente -, è che la riforma venga affrontata”.