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PERCHÉ LO STATO DEVE DECIDERE PER ME?

Non so se avete letto del fornaio multato dal fisco francese perché la scorsa estate aveva lavorato 7 giorni su 7 nel suo negozio. Lusigny-sur-Barse è una zona turistica e il panettiere voleva garantire un servizio ai suoi clienti ma la legge francese lo vieta. A me sembra un’inaccettabile intrusione dello Stato. Perché debbo essere multato se ho voglia di lavorare? Chi danneggio? La vita non è certamente fatta solo di lavoro, ma nessuno può imporre agli altri di limitare la propria libertà, nemmeno lo Stato. Anche nel nostro Paese c’è un eccesso di regolamentazione: migliaia di leggi e regolamenti che condizionano la nostra vita. Cedric – questo il nome del panettiere – forse ha esagerato ma preferisco mille volte lui a chi vuole il reddito di cittadinanza per tutti, anche per i fannulloni.

di Massimo Blasoni

I posti di lavoro nella mia azienda ad oggi sono 2500

Ieri ero a Mattino 5 con il ministro della salute Lorenzin e la senatrice Catalfo del Movimento 5 Stelle. Non so perché, ma quando sento parlare di lavoro da politici professionisti (molti dei quali non hanno mai lavorato) mi scappa un sorriso amaro. Viviamo in un Paese afflitto da troppe regole e tasse. Con la mia azienda, Sereni Orizzonti, costruiamo in un anno le nostre residenze sanitarie per anziani (e sono molto grandi). Ci vogliono però dai 2 ai 3 anni per ottenere le autorizzazioni a realizzare e gestire, pur andando in ginocchio di ufficio in ufficio. Con noi attendono tante donne (infermiere, assistenti) che potrebbero essere assunte e occuparsi della loro famiglia.
Io comunque continuo e i posti di lavoro nella mia azienda ad oggi sono 2500.

di Massimo Blasoni

Per vedere il video clicca qui:

https://www.facebook.com/massimoblasoni/videos/1938251439583260/

Al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

Ieri mi hanno invitato come relatore al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.
Mi ha fatto molto piacere. C’erano autorevoli relatori dell’Ocse e di importanti Università. Il tema era l’Europa. Sono a favore dell’integrazione ma osservo che in Europa l’Italia conta pochissimo. Noi sempre dietro la lavagna. Poi però capita che Jeroen Dijsselbloem, quel presidente dell’Eurogruppo e Ministro delle Finanze olandese che divenne famoso per aver dichiarato che gli italiani “spendono tutto in alcol e donne” e poi chiedono aiuti, si trovi disoccupato perché il suo partito ha perso le elezioni. Ti aspetteresti che torni a fare il suo lavoro e invece…pietisce e ottiene una consulenza straordinaria dal Fondo salva Stati per 14.500 euro mensili. Insomma è più facile fare la morale agli altri che a se stessi.

di Massimo Blasoni

Povera Italia, Paese senza mercato

Sono 50.000 i giovani italiani che hanno lasciato il nostro Paese l’anno scorso per cercare fortuna all’estero. Non tutti volevano farlo, molti sono stati costretti. Da noi le università non danno spazio ai ricercatori e avviare un’azienda è un’impresa quasi impossibile. Tasse, infiniti adempimenti e controlli spengono sul nascere tante belle idee. Così rischiamo di perdere molti dei migliori, come Gloria Trevisan, la giovane architetto morta a Londra nel rogo del grattacielo di Kensington. Eppure, malgrado tutto, ho fiducia: sono tenaci i giovani italiani. Il mio intervento di oggi su Il Giornale.

di Massimo Blasoni

 

Innovazione tecnologica e lavoro

Ieri a Roma sono intervenuto come relatore al Consiglio Nazionale Economia e Lavoro su Innovazione tecnologica e lavoro. L’innovazione sta cambiando le nostre vite ma rischia di ridurre in modo rilevante il numero degli occupati: 140 milioni di posti di lavoro andranno persi entro il 2025. Ha concluso il ministro del lavoro Poletti, quello che sostiene che è più facile trovare lavoro conoscendo “qualcuno” giocando a calcetto piuttosto che inviando curricula alle aziende. Forse è vero, ma queste dichiarazioni sono lo specchio di una politica inadeguata e incapace di affrontare il futuro. Ovviamente non basta criticare: io continuo a costruire residenze sanitarie per anziani… più delle parole è questo il mio contributo al lavoro.

di Massimo Blasoni